Cook (Apple): gli Usa seguano l’Europa sulla tutela della privacy

«Gli Stati Uniti e il resto del mondo devono seguire la guida dell’Europa sul tema della privacy» ha detto ieri Tim Cook, ceo della Apple, nella sede del Parlamento europeo, nel corso della International Conference of Data Protection and Privacy Commissioners 2018, a Bruxelles. Nello stesso giorno in cui in Italia, l’Antitrust condannava la Apple e la Samsung per obsolescenza programmata degli smartphone, Tim Cook ha rilanciato il suo impegno globale per la qualità dell’impatto sociale delle tecnologie. «Alla Apple vogliamo dare il nostro contributo a migliorare il mondo. Ma questo significa che dobbiamo cercare di rispondere alla domanda: “In che tipo di mondo vogliamo vivere?”». Ci sono aziende che sfruttano i dati degli utenti in modo incontrollato. «Le persone hanno il diritto di sapere chi raccoglie dati su di loro e in che modo li usa. Le organizzazioni devono poter raccogliere solo i dati necessari a offrire il loro servizio. I dati appartengono ai cittadini», ha detto Cook: «Non è vero che regolare il mercato significa limitare lo sviluppo. Al contrario: lo sviluppo di una tecnologia dipende da quanto le persone si possono fidare di quella tecnologia». Insomma, le regole sono importanti. E se non ci sono vanno create. «La Apple è stata creata da ribelli che non accettavano le regole del loro mondo e agivano in nome di regole che ritenevano migliori. E Steve Jobs ha creduto nella privacy tanto da guidare la Apple a rispettarla molto oltre gli obblighi di legge».
L’intervento di Tim Cook ha rafforzato il messaggio di Giovanni Buttarelli, European Data Protection Supervisor, che ha indirizzato la discussione su un terreno coraggioso: il rapporto tra la legge e l’etica. Dopo il suo intervento, Buttarelli ha dichiarato al Sole 24 Ore che nel contesto digitale, come si è configurato «non siamo rispettati come persone. I valori che affermiamo nel progettare il mondo digitale definiscono il futuro». Del resto, il diritto alla portabilità dei dati affermato dalla Gdpr, la nuova direttiva europea per la protezione dei dati personali – che Tim Cook vorrebbe ispirasse la legge americana – non si realizza se non viene compreso da innovatori che lo usino per costruire nuove piattaforme alternative a quelle che dimostrano di non rispettare i diritti umani: «La pluralità delle piattaforme è fondamentale e l’interoperabilità favorisce quella pluralità: la sola osservanza della regola non basta. La società deve decidere come amministrare il dividendo digitale. L’etica viene prima, durante e dopo la legge. Sfida la legge e chi la scrive a migliorare».
Tim Berners-Lee, il fisico e informatico che ha creato il web e che ha dichiarato di essere deluso da quello che il web è diventato, ha portato il suo esempio: non limitarsi alla critica ma lanciare sempre nuove iniziative per fare avanzare la civiltà digitale. «Al Mit abbiamo creato Solid per aumentare l’interoperabilità delle piattaforme, restituire ai cittadini la proprietà dei loro dati, consentire loro di scegliere in che modo vengono usati».

Fonte: Il Sole 24 Ore

Articoli simili