-15 GIORNI AL GDPR MA IL DECRETO ITALIANO NON ARRIVA

Si accorciano sempre di più i tempi, si avvicina la scadenza e ad oggi, 25 Aprile, mancano esattamente 30 giorni all’arrivo del General Data Protection Regulation. Il quadro normativo italiano rimane, però, in stand-by in attesa di essere adeguato e coordinato alle disposizioni del Regolamento europeo 679/2016.

Come ha recentemente riportato Il Sole 24 Ore, lo scorso 21 marzo il Consiglio dei Ministri ha transitoriamente approvato il Decreto Legislativo che avrebbe dovuto coordinare le disposizioni del Codice della riservatezza nazionale con il Regolamento europeo sulla privacy. Da allora imprese, organizzazioni e professionisti, insieme alle commissioni speciali di Camera e Senato e al Garante della Privacy, che avrà il compito di valutare le misure di adeguamento, continuano ad aspettare. Il Decreto Legislativo che tarda ad arrivare dovrà mettere ordine e coordinare i due sistemi privacy, quello italiano e quello europeo, e stabilire quali parti del vecchio Codice debbano essere abrogate. Tale iter è stretto tra due scadenze: il 21 maggio, data entro la quale, come prevede la legge di delegazione europea 2017, il Governo dovrà esercitare la delega, e il 25 maggio, quando il GDPR, entrato in vigore due anni fa, sarà direttamente applicabile sul territorio UE. Vista l’imminente deadline e la situazione di caos normativo, che preoccupa da tempo gli interessati (imprese sia pubbliche sia private) è stata più volte chiesta, come hanno già fatto i francesi, una moratoria sulle sanzioni. Sottolinea, infatti, Claudio Galli, dirigente Aidp, l’associazione italiana direzione personale: “ Il punto più complesso delle nuove norme è che non sono qualcosa che si può gestire «tirando a campare», con dei singoli accorgimenti, ma presuppongono un approccio strutturato e sistemico. L’ostacolo più grande, quindi, è che è necessario mettere in piedi un sistema articolato che, poi, nel tempo andrà tenuto vivo e attivo”. Il quadro si complica ulteriormente se si considera la mole di lavoro necessario per l’adeguamento, completamente a carico delle imprese. Dichiara Massimo Giuriati, vicepresidente di AssoDpo, l’associazione che riunisce i Data Protection Officer italiani ”Gli adempimenti chiave da considerare in vista della scadenza del 25 maggio sono legati a tre punti: procedura di data breach, registro dei trattamenti e nomina del Dpo. Il lavoro più complesso in termini di tempo e di energie è proprio la compilazione del registro dei trattamenti, dove andremo ad indicare tutto quello che un’azienda fa”.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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