GARANTE PRIVACY, PRESENTATA LA RELAZIONE ANNUALE 2017
L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha presentato la Relazione sull’attività svolta nell’anno 2017: il documento fa il punto sullo stato di attuazione della legislazione in materia di protezione dei dati, anche alla luce del nuovo Regolamento europeo 679/2016, e illustra le prospettive di azione verso le quali intende muoversi l’Authority.
Il rapporto si articola in quattro parti: stato di attuazione del codice in materia di dati personali; attività svolta dal garante; l’ufficio del Garante; dati statistici. Diversi sono stati i temi affrontati: dalle fake news, agli algoritmi predittivi, passando per la persuasione occulta e l’uso massivo dei big data. Alcuni dei passaggi più attesi della relazione hanno riguardato gli attacchi informatici, il potere delle piattaforme web e il cyberbullismo.
CYBERSICUREZZA: BOOM DI ATTACCHI INFORMATICI
Soro ha parlato di cybersicurezza, dichiarando che nel solo mese di maggio, subito dopo l’entrata in vigore del Regolamento 679/2016, sono stati registrati in Italia circa 140 attacchi informatici al giorno, e che le comunicazione di data breach sono aumentate del 500% e hanno interessato oltre 330 mila persone, “d’altra parte – afferma il Garante – in un mondo dove tutto di noi sarà sempre più connesso, saremo sempre più vulnerabili perché ogni oggetto con cui veniamo a contatto può diventare il canale di accesso per un attacco informatico, per una violazione della nostra persona. Per questo è indispensabile fare della protezione dei dati una priorità delle politiche pubbliche”.
L’OLIGOPOLIO DELLE PIATTAFORME WEB
Un altro dei capitoli più spinosi della relazione ha riguardato le piattaforme web. La quasi totale assenza di regole comuni a tutti gli Stati ha, infatti, permesso ai colossi del web di stabilire “le regole, promuovendo un processo inarrestabile di acquisizioni e concentrazioni, dando vita all’attuale sistema di oligopoli. Questi hanno acquisito il potere di orientare i comportamenti di diversi miliardi di persone”. Un ulteriore elemento che ha contribuito ad accrescere il potere di pochi è costituito dagli algoritmi, strumento attraverso il quale è possibile maneggiare e interpretare la mole immensa di dati che, spesso, le suddette piattaforme hanno illecitamente sfruttato per ricavare informazioni sui propri utenti e propinare loro servizi/prodotti, anche per conto di terzi; gli algoritmi – afferma Soro – “non sono neutri sillogismi di calcolo, ma opinioni umane strutturate in forma matematica che, come tali, riflettono, in misura più o meno rilevante, le precomprensioni di chi li progetta, rischiando di volgere la discriminazione algoritmica in discriminazione sociale”.
CYBERBULLISMO: MAGGIORI RISCHI DAI SITI EXTRA-EU
L’Authority ha, poi, fatto un primo bilancio sulla lotta al cyberbullismo. In relazione ai poteri conferiti al Garante dalla legge n° 71/2017 (Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo), è stato possibile individuare 17 casi di cyberbullismo, avvenuti tra dicembre e luglio 2017. Le segnalazioni “hanno riguardato ipotesi tra loro diverse – creazione di falsi profili, talvolta finalizzati allo scambio di messaggi a sfondo sessuale, diffusione di messaggi offensivi e denigratori e/o di fotografie scattate in ambito privato – e interessato diversi social media localizzati in ambito europeo ed extraeuropeo”.
