COMMISSIONE EU, ITALIANI PREOCCUPATI PER I PROPRI DATI
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Ogni giorno circa 250 milioni di cittadini europei usano internet. Navigando, gli utenti condividono enormi quantità di dati personali – quali ad esempio il proprio nome e cognome, l’indirizzo di casa, il numero di carta d’identità e le informazioni sul proprio stato di salute – che spesso, però, vengono utilizzati in modo improprio: divulgazioni non autorizzate, furti o abuso di identità online sono solo alcuni dei rischi potenziali cui vanno incontro gli utenti.
A tutela dei cittadini europei e dei loro dati personali, l’Europa ha recentemente emanato il Regolamento 2016/679, entrato in piena operatività lo scorso 25 maggio. Il Regolamento mira, dunque, a dare maggiore controllo dei propri dati agli interessati e a limitarne l’uso improprio da parte delle aziende. “Quando navighi online per fare acquisti, presentare la dichiarazione dei redditi o connetterti ai social, d’ora in poi potrai stare più tranquillo su tutto ciò che accade alle informazioni personali che fornisci, perché il GDPR tutela i tuoi diritti fondamentali, garantendoti la possibilità di controllare come le società usano i tuoi dati personali e imponendo loro di mettere in atto nuove procedure per proteggerli”. Sono queste le parole pronunciate dalla Commissione europea a supporto del General Data Protection Regulation. Gli utenti italiani, nonostante le rassicurazioni da parte di esperti, legislatori e della stessa Commissaria responsabile per la Giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere Věra Jourová – che ha sottolineato quanto “il Regolamento europeo sulla protezione dei dati garantisce ai cittadini dell’Unione europea un maggiore controllo sui propri dati personali. Le nuove regole assicurano una migliore tutela delle informazioni personali, indipendentemente dal luogo di invio, elaborazione o archiviazione delle stesse, anche al di fuori dell’UE”- parrebbero rimanere scettici rispetto alle modalità con cui vengono utilizzati i propri dati: poco meno di otto italiani su dieci, infatti, ritengono di non avere il pieno controllo dei propri dati personali, mentre sei su dieci dichiarano di non fidarsi delle aziende che operano online. Inoltre, cinque italiani su dieci esprimono preoccupazione in merito alle app dei telefoni mobili che raccolgono dati senza il loro consenso e più di sei cittadini su dieci si preoccupano dell’uso che le organizzazioni potrebbero fare delle informazioni divulgate. È a questo punto che la Commissione europea ha ritenuto opportuno interrogarsi su quanto gli utenti siano mediamente consapevoli dei propri diritti: esaminando più da vicino la situazione italiana, preoccupa in particolare il dato secondo cui solo il 31% degli utenti – a fronte di una media pari al 37% – dichiara di aver sentito parlare di un’autorità pubblica deputata alla protezione dei diritti dei cittadini in materia di dati personali; un altro dato particolarmente indicativo indica che solo il 37% degli intervistati si rivolgerebbe al garante in caso di necessità – contro il 67% dei finlandesi. Quasi la metà degli italiani intervistati – 46% – opterebbero, invece, per il tribunale.
Eppure, conclude la Commissione, “la protezione dei dati personali è non solo una preoccupazione forte per molti europei, ma anche un diritto fondamentale e in quanto tale deve essere pienamente salvaguardato. Il regolamento generale sulla protezione dei dati risponde proprio a questa esigenza”.
Fonte: Intermedia Channel
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