BLOCKCHAIN E GDPR: OPPORTUNITÀ E SPUNTI DI RIFLESSIONE
Il nuovo Regolamento europeo 679/2016 sulla Protezione dei Dati Personali ha introdotto nuovi e più rigorosi obblighi in capo ai titolari del trattamento dei dati e, parallelamente, maggiori tutele per gli interessati: portabilità dei dati, diritto all’oblio, privacy by default e privacy by design sono solo alcuni dei principali adempimenti previsti dal GDPR. La tecnologia Blockchain, dall’altra parte, sta configurandosi come un innovativo strumento che potrebbe semplificare il soddisfacimento degli obblighi disciplinati dal Regolamento, assicurando maggiore tutela della privacy.
COS’È LA BLOCKCHAIN
La Blockchain, considerata da molti la “nuova internet” o “internet delle transazioni”, volendo semplificare, non è altro che un database aperto e distribuito tra tutti gli utenti che, grazie al meccanismo peer to peer, permette la memorizzazione e la condivisione di dati tra gli utenti dello stesso network, senza dover ricorrere ad un server. Inoltre, i dati trattati attraverso il protocollo Blockchain – ed è certamente questo uno dei suoi elementi peculiari, su cui ruota la nostra riflessione – non possono essere modificati né controllati da soggetti non facenti parte del network.
GDPR E BLOCKCHIAN: POSSIBILI PUNTI DI CONTATTO
La Blockchain potrebbe, dunque, diventare uno strumento, sotto alcuni punti di vista, estremamente efficace: utilizzando questo sistema si potrebbe incrementare la sicurezza dei dati personali degli utenti, partendo proprio dalla progettazione dei siti web, soddisfacendo in tal modo il principio di privacy by design. Ma c’è di più, la Blockchain permetterebbe il controllo distribuito dei dati, che sarebbe eseguito esclusivamente dagli utenti del network e non potrebbe in alcun modo essere centralizzato; ciò vuol dire, in altri termini, che la manipolazione dei dati è pressoché impossibile. Ai suddetti punti di forza, se ne contrappongono altri che rendono l’integrazione di questi due strumenti – quello normativo e quello più strettamente tecnologico – ancora da definire: il controllo distribuito dei dati, rende difficoltoso l’individuazione del soggetto responsabile del controllo dei dati, il cosiddetto il DPO (Data Protection Officer); inoltre – altro nodo controverso – l’immutabilità dei dati contenuti nel database, potrebbe impedire l’esercizio del diritto all’oblio, uno dei principi cardine alla base del GDPR.
Quelli appena esposti, sono solo alcuni degli aspetti che, pur necessitando di ulteriori riflessioni e approfondimenti, potrebbero rendere la Blockchain un valido strumento di compliance alla normativa europea.
